Il Gatto nell'arte


 

Pittura

La prima rappresentazione pittorica non poteva non risalire agli egizi, che con i loro dipinti funerari dedicati al gatto ci hanno messo a conoscenza di quanta importanza aveva quest'ultimo per loro.
Con i greci invece non andò benissimo, dato che la loro fierezza non si conciliava con l'istinto ribelle del gatto. Di conseguenza, le rappresentazioni feline scarseggiano.
Al contrario, i romani raffiguravano il gatto su scudi e stendardi proprio per il suo carattere indipendente e predatorio.
Anche sotto il cristianesimo le rappresentazioni furono numerose, ma questa volta in senso negativo visto che tendevano a far apparire il gatto come un essere diabolico, malvagio, simbolo del peccato.
La rivalutazione giunse insieme al genio di Leonardo da Vinci che arrivò a definire "un capolavoro" il piccolo felino. A lui dedicò studi in cui lo raffigura nei suoi atteggiamenti abituali: di lotta, di gioco, di caccia, di pulizia personale.
Alla fine del 1500 il gatto era totalmente riabilitato, era tornato ad essere un animale domestico e casalingo. La caratteristica più sfruttata a livello pittorico fu quella di essere ladro.
L'ingresso nell'arte moderna fu un trionfo: Manet, Toulouse-Lautrec, Renoir, Gouguin, dedicarono al gatto uno spazio sulle loro tele. Anche un grande esponente dell'arte contemporanea come Andy Warhol non si dimenticò del nostro felino.
 

 

     


Letteratura

Con il suo fascino il gatto è da sempre fonte di ispirazione per letterati di ogni genere: Esopo, Fedro, Cicerone, Plinio il Vecchio, Erodoto, solo per citare i primi. Ma come non raccontare di Petrarca, il quale pretese che alla sua morte il suo gatto fosse soppresso, imbalsamato e tumulato in una preziosa nicchia sulla quale si può leggere:"secondo solo a Laura"!
Torquato Tasso non fu da meno dedicando, ormai cieco e morente, un sonetto alla sua gattina chiedendogli di illuminare il foglio con i suoi luminosi occhi. Victor Hugo era talmente grato al suo gatto che arrivò a costruire, per lui, un comodo trono.
Gattofili illustri furono anche Sartre, Prèvert, Dickens, Neruda, Hemingway; è il gatto il migliore amico dello scrittore.

Il gatto tra storia, arte e curiosità

Felis Cattus
La parola gatto deriva dal tardo latino "cattus" che a sua volta si ritiene provenga dall'egizio "Qato". Nell'alto Egitto, infatti, è stato rinvenuto il termine "qato" dopo la scritta onomatopeica "mau" o "myeou" molti secoli prima che il felino si diffondesse in Grecia, a Roma e in Gallia. E' quasi certo che si tratti di una radice comune: in siriano "gato", in celtico-germanico " Kath" o "Kotr", in arabo " quett", mentre nell'antica Roma il gatto veniva detto "felis".

La dea Gatta Bastet
La dea Bastet o Bast era un'antica divinità della mitologia egizia raffigurata generalmente con il corpo di donna e la testa di gatto: una divinità dai tratti solari, simbolo della vita, della fecondità e della maturità, venerata per la sua forza e la sua agilità. Per ottenere un favore dalla dea Gatta gli Egizi avevano la consuetudine di offrire del pesce prelibato al proprio gatto, che amavano tenere in casa, vezzeggiato e trattato con ogni riguardo.


Erotodo e i gatti nell'antica Grecia
Nell' antica Grecia il ruolo del gatto non fù mai così importante come quello del leone o del cane. Il gatto si ritagliò però un piccolo spazio nella letteratura greca di Erotodo(484-430 a. C.) che lo descrisse con senso favolistico e gusto estetico. Erotodo racconrò anche l'arrivo e la diffusione dei gatti in Grecia grazie ad abili mercanti che li rapirono agli egiziani causando non pochi incidenti diplomatici tra i due paesi. Persi i privilegi ed il suo ruolo divino, arrivando in Grecia il gatto venne apprezzato più come animale curioso, da compagnia, ma non come animale da utilità, poichè per la caccia ai topi si preferivano le piccole e fameliche donnole, solo più tardi si capì che il gatto poteva essere più adatto a questo scopo.

La gatta dell' imperatore Ottaviano Augusto
Nell'anno 10 a. C. l' imperatore romano Ottaviano Augusto mentre stava dettando ai suoi liberti le sue memorie, si abbandonò ad una insolita manifestazione di ammirazione per la sua gatta: " La mia gatta dal pelo lungo e dagli occhi gialli, la più intima anima della mia vecchiaia, il cui amore per me è sgombro da pensieri possessivi, che non accetta obblighi più del dovuto....E' mia pari come pari agli dei, non mi teme e non se la prende con me, non mi chiede di più di quello che sono felice di dare.... Com'è delicata e raffinata la sua bellezza, com'è nobile e indipendente il suo spirito; com'è straordinaria la sua abilità di combinare la libertà con una dipendenza restrittiva".

Il gatto nell'antica Roma
Se i Greci furono i primi ad importare il gatto dall'Egitto, i Romani lo conobbero molto più tardi, ma ne seppero apprezzare subito le doti sia come animale da lavoro che da compagnia. In particolare negli scavi di Ercolano e Pompei, importanti città di epoca romana, sono stati rinvenuti resti di ogni genere di animale, ma non del gatto a dimostrazione che i felini, animali arguti, fuggirono alle prime avvisaglie del terremoto, mettendosi in salvo. Ma la loro esistenza è testimoniata dal ritrovamento di un mosaico che raffigura un gatto mentre afferra un volatile.

Il gatto e la superstizione nel Medioevo
Durante il Medioevo i gatti furono solitamente temuti e odiati, soprattutto a causa delle loro abitudini notturne e solitarie, per le quali si credeva fossero degli inviati del demonio sulla terra. Nella mentalità popolare i gatti, soprattutto se neri, erano considerati animali satanici al servizio di streghe e fattucchiere. Questo accostamento con l'occulto e la stregoneria è stato responsabile di molti atti di crudeltà e persecuzione nei confronti dei gatti che subirono ingiustamente atroci sevizie e torture di ogni sorta, condividendo spesso il martirio con i loro padroni.

I gatti in uno studio di Leonardo da Vinci
Nel Rinascimento il gatto riacquisì la sua dignità come animale da compagnia nell'ambito di una rivalutazione a carattere scientifico di tutti gli animali. Anche Leonardo da Vinci, agli inizi del XVI secolo, dedicò parte della sua geniale attenzione agli atteggiamenti e al comportamento dei gatti lasciandoci uno studio molto affascinante. Nei suoi disegni rappresentò il gatto in tutte le sue movenze ed espressioni svelandone nel contempo carattere e temperamento e definendolo un capolavoro della natura.

La gatta di Maometto
Maometto, profeta dell'Islam, possedeva una bellissima gatta di nome Muezza alla quale era molto affezionato e che gli riposava sempre accanto. La leggenda narra che un giorno la gatta si fosse addormentata sulla manica dell'abito del profeta; Quando la campana suonò l'ora della preghiera e Maometto si dovette alzare, non volendo svegliarla, preferì tagliare il lembo della sua veste sul quale Muezza era sdraiata e si recò a pregare.

Il gatto e la numismatica
Medaglia francese del 1968 con gatto. Sul dritto è rappresentato il muso di un gatto in basso rilievo visto di fronte. Sul retro è raffigurato un gatto in primo piano che doma un cobra. Sullo sfondo si stagliano le piramidi con i due simboli del sole e della luna e la scritta" AMI DU SOLEIL VENU DE LA NUIT DES TEMPS".

la nebulosa" Occhio di gatto"
La nebulosa "Occhio di gatto" è una nebulosa planetaria visibile nella costellazione boreale del Dragone a circa 3000 anni luce dalla Terra. Strutturalmente è una delle più complesse nebulose attualmente conosciute: il nucleo centrale contiene al suo interno varie strutture simmetriche che lo fanno assomigliare all'iride di un gatto e fanno pensare che l'oggetto stellare che occupa la posizione della pupilla sia in realta una stella binaria.


Un museo unico al mondo interamente dedicato ai gatti nell'arte - Il "Katten Kabinet" di Amsterdam.

Il Katten Kabinet è un luogo molto particolare. E' infatti il solo museo al mondo interamente dedicato ai gatti nell'arte e deve la sua esistenza a Bob Meijer, che lo fondò nel 1990 per commemorare il suo adorato gattone rosso, John Pierpont Morgan.
In questo luogo - a dir poco incantato- si trovano opere di Rembrandt, Claude Monet, Henriette Ronner Knip, Pablo Picasso, Sal Meijer, Nicholas Tarkhoff, Lèonard Foujita, Thèophile Alexandre Steinlen, Utagawa Kuniyoshi e di molti altri artisti che sono stati sedotti dalla bellezza del più piccolo dei felini (che Leonardo da Vinci definì "un capolavoro perfetto").
In questo "tempio del gatto" si possono seguire diverse evoluzioni della sua immagine, della sua storia, della fascinazione che ha esercitato sul genere umano e del suo culto, a partire da una mummia di gatto proveniente da Bubastis in Egitto, fino a rappresentazioni di artisti contemporanei.
Il Katten Kabinet si trova nell'Herengracht, il quartiere più raffinato di Amsterdam, in una villa patrizia del XVII secolo, ed ha cinque sale. Ovunque ci sono gatti: a parte il poter guardare dipinti, disegni e litografie, nel Katten Kabinet si cammina tra sculture feline, poesie ispirate da gatti, oggetti d'arredamento a forma di gatto, fino ad arrivare ad una sezione speciale di manifesti che ha per nome "Il gatto nella pubblicità". Se poi si vuole sapere proprio tutto sull'argomento, si può consultare una ricchissima biblioteca contenente innumerevoli volumi che ripercorrono la storia del gatto negli ultimi 4000 anni.
A fare da guida al visitatore, c'è naturalmente un bel gatto rossiccio (rosso come Morgan, per intenderci) di nome "Geni", che passeggia tra le sale...Con passo felpato, immaginiamo...Perfettamente a suo agio (e come potrebbe essere altrimenti per il piccolo dio baffuto nel suo tempio?)
Ma veniamo al gatto da cui tutto cominciò. Fu proprio per ricordarlo ed onorarlo che il suo proprietario, Bob Meijer, concepì questo museo. Una particolarità della vita di John Pierpont Morgan (1967-1984) era che ogni cinque anni, il giorno del suo compleanno, il fortunato gattone riceveva vari doni da amici e fan. Per il suo quindicesimo compleanno, Aaart Clerkx, disegnatore ed illustratore, grande amico di Bob e ancor di più di Morgan, disegnò per lui una banconota da un dollaro, sostituendo il volto di George Washington con il bel muso del gatto. Sul retro della banconota, al posto della famosa scritta: "In God we trust" ("Confidiamo in Dio"), appare la scritta: "We trust no dog" ("Non ci fidiamo dei cani")... Per questa speciale occasione fu stampata un'edizione esclusiva di banconote da un dollaro, adattate nel dettaglio a quella di Morgan.
Un'altra curiosità a proposito di questo museo: "Ocean's Twelve", il film interpretato da George Clooney, Julia Roberts e Brad Pitt, è stato in parte girato nel Katten Kabinet. La straordinaria magia degli sguardi dei gatti che ci osservano attraverso la loro storia, la raffinatezza dell'arredamento (cristalli settecenteschi, lampade e carillion felini, una sala chiamata "chambre de musique" con un Bechstein a coda...), il fantasma, sicuramente miagolante e compiaciuto, di Morgan e la silenziosa presenza del suo successore Geni, avranno completamente stregato anche il regista Steven Soderbergh.

Il gatto e la musica.

G. Rossini (attr.), Duetto Buffo di Due Gatti

 

La musica può imitare la natura, le persone,
le loro voci, i versi degli animali e la musica stessa,
traendo da tutto ciò effetti comici diversi,
a patto che si realizzi una qualche degradazione,
una desublimazione o una caricatura di qualche aspetto. Fausto Putrella


Bizzarro divertissement (forse 1825) per due soprani e pianoforte (in cui l’unica parola cantata, Miau, è l’onomatopea del verso del felino) attribuito a Rossini, la cui elegante ironia fa accostare volentieri il compositore all’immagine di un gatto, circospetto e giocoso. In verità il Duetto è opera spuria: contiene sì musica di Rossini, ma assemblata probabilmente da Robert Lucas Pearsall,
compositore inglese noto per la sua produzione di inni. Questo duetto si suddivide in tre sezioni. La prima, Adagio, è derivata da una Katte-Cavatine scritta dal compositore danese Christoph Ernst Friedrich Weyse. La terza, Allegretto, è basata su Ah come mai non senti, la cabaletta dell’aria di Rodrigo Che ascolto! Ohimè che dici dall’Otello di Rossini. (Gossett 1977)
Come osservano Spaccazocchi e Strobino (2006), l’incongruenza che fa scattare il comico è qui evidentissima: di solito a cantare sono persone, non gatti…
il testo miagolante impone alla voce una emissione più trascinata, più glissata e quindi più animalesca Attribuire questa dose di animalità all’essere umano cantante significa permettere all’ascoltatore di intravedere un gesto di ironia e di burla nei confronti del canto in particolare e dell’uomo in generale. Quindi, con questo Miau, possiamo vedere realizzarsi un’azione tipica
dell’Homo ridens in musica: il canzonare. Infatti questo termine sta per mettere in canzona, cioè vituperare, burlare, beffare, trarre materia per ridere di alcuni difetti o di certi limiti che si trovano nell’umano. Siamo pure a conoscenza di un’espressione molto antica che, più o meno, ha lo stesso significato di canzonare: è dar la baia, che ci giunge direttamente dal mondo animale poiché il suo
senso proviene dal verbo abbaiare, cioè fare il verso del cane per beffeggiarsi dell’uomo, tanto più se poi è un uomo di potere.
Questo duetto, che prevede un nuovo modo di cantare lamentoso e suadente, il ‘miagolarcantando’, è una delle pagine di musica da camera più eseguite, con grande divertimento del pubblico che si gode lo scherzo di vedere impersonare dei gatti dalle raffinate ugole dei cantanti, di solito costrette in ruoli ben più drammatici!

 

 

Per i buongustai ecco la partitura  premendo  qui